Ve l’ho detto tante volte che il nostro Istituto è stato stabilito esclusivamente a servigio dei poveri. Dunque quanto più le figliole sono povere, altrettanto più sono nostre padrone e dobbiamo per conseguenza fare loro più buon viso e trattarle amorevolmente.

S. Maddalena di Canossa
Storia

Storia… due secoli della storia 1808-2008

Nata il 1 marzo 1774,  nell’agiato e noblie casato di Canossa, Maddalena fu la terza tra sei figli. Ancora come bambina sente il desiderio di dedicarsi a Dio. E questo desiderio, attraverso le difficili esperienze (la morte del padre, secondo matrimonio della madre, l’incomprensione..) matura in lei sempre di più.

Essendo immersa nel clima degli eventi tragici della guerra e nelle cisrostanze politiche della Rivoluzione Francese, Maddalena scopre nella preghiera profonda l’amore
più grande, rivelatoci nel Cristo Crocifisso. la scoperta del piano di Dio

Il volto di Gesù lei lo scorge nei poveri, rifiutati e sofferenti, nelle periferie di Verona. Da quel momento il suo anelito è di dedicarsi al servizio di Cristo e dei Suoi poveri. Maddalena decide di lasciare il palazzo ma incontra una forte obiezione da parte della famiglia.  Gli eventi la costringono ad assumere il ruolo della padrona del Palazzo Canossa. Ripone la sua vocazione nelle profondità del suo cuore per anni e si impegna senza risparmio nei doveri familiari.

Nel 1808 riesce a superare le resistenze dei familiari. Lascia il suo palazzo e –  rinunciando alla ricchezza e al titolo di marchesa – assieme alle sue prime compagne, l’8 maggio del 1808 inizia l’Opera di Carità.

Guarda di più: catechesi

23 dicembre 1828 r. riceve l’approvazione dalla Sede Apostolica per il suo Istituto delle Figlie della Carità Serve dei Poveri, che oltre che a Verona, è attivo anche a Venezia, Milano, Bergamo e Trento.

 

Come  Figlia della Carità, piena di zelo, con il numero crescente delle compagne, inizia il 23 maggio 1831, il ramo maschile dell’Istituto: Figli della Carità, dedicato al servizio dei ragazzi e agli uomini. (invitiamo a visitare la pagina dei Figli della Carità: Fratelli Canossiani )

La vita di Maddalena, estremamente attiva e fruttuosa, giunse al suo fine terreno il 10 aprile 1835, mentre aveva 61 anni. L’8 dicembre 1941 fu beatificata a Roma da papa Pio XII e 2 ottobre 1988, proclamata Santa da papa Giovanni Paolo II. La Chiesa riconosce in lei il modello di una vita cristiana, vissuta un un amore spassionato.

“La Carità è come un fuoco”. Lungo alcuni decenni il numero delle Sorelle, Fratelli e Comunità cresceva fino a diventare la Famiglia Religiosa dedicata al servizio del Regno di Dio. Questa Famiglia comprende Figli e Figlie della Carità e i Laici Canossiani.
Lo spirito di santa Maddalena si è espanso a 36 nazioni del mondo.

 


Prime missioni canossiane

Magdalena, che visse nei tempi in cui l’idea della donna „missionaria ad gentes” era inaccettabile, ebbe il cuore tutto missionario. Spesso esprimeva l’anelito di andare fino ai confini della terra per fare conoscere Gesù, perché – spesso rivelava – “Gesù non è amato, giacché non è stato conosciuto”.

Nel 1860 il suo anelito si realizzò. Dio rese possibile alle Sorelle di giungere lontano Oriente. Lo spirito di Maddalena  comprenetrò le giovani missionarie e missionari: prima madre Luigia Grassi, poi madre Luigia Cupis e molte altre. Il vescovo di Pavia, Angelo Ramazzotti (poi patriarcha di Venezia) risvegliò questo slancio missionario. Provvidenzialmente l’invito arrivò da Hong Kong e in questo modo “la Perla dell’Oriente” diventò l’inizio per le altre missioni canossiane nel mondo.

Apertura della Scuola di Carità a Verona

Maddalena,  da ragazza diciasettenne, entra nel convento di Carmelo ma, nonostante essere soddisfatta di una ingente sete di preghiera, sente l’orrore per la clausura. È angosciata dal pensiero che qui non riesce a prevenire i peccati né a dedicarsi agli altri per salvare le anime. Decide dunque di ritornare a casa e si abbandona alla guida di don Luigi Libera che diventa il suo padre spirituale. Egli le indica di attendere e di ascoltare la Parola di Dio e il proprio cuore. Questa attesa dev’essere accompagnata dalla preghiera, solitudine e pazienza. Dopo un anno una cosa si rivela sicura: Maddalena non ha vocazione alla vita matrimoniale, ma non si sa ancora in che modo si possa dedicare a Dio. In questa ricerca il sostegno diventa la partecipazione all’Eucaristia. Con il passare del tempo la chiamata in lei diventa più ardente, ma presto rimane costretta a riporre a lungo la risposta al richiamo di Dio. La sua morente cognata affida proprio a lei la cura del suo bambino che ha appena alcuni mesi di vita. Di fronte al mistero della morte la giovane marchesa sperimenta un’illuminazione, rinnega i propri sogni e accetta ad essere madre perché comprende che la sua vera vocazione consiste nel dedicarsi agli altri. Impara ad ascoltare la voce di Dio e lascia che Lui agisca. Questo percorso lungo e difficille la conduce alla scoperta del piano di Dio per lei – la sua vita deve essere una continua oblazione, a modello di Gesù Crocifisso e di Madre Addolorata che sta ai piedi della croce. INSPICE ET FAC – guarda, contempla e fa secondo l’esempio. Il modello è il Crocifisso, l’espressione dell’amore più grande, che si dedica a Dio e ai fratelli.
Più
Maddalena aprì le scuole in cui si prese cura di ogni forma dell’educazione, in particolare per coloro che non avevano la possibilità di ricevere una istruzione. Offrì la catechesi a tutte le classi sociali affinché i cuori delle persone siano formati secondo i valori cristiani. Si impegnò personalmente nella cura degli ammalati nell’ospedale. Aprì la Scuola per formare le future insegnanti per mandarle nelle regioni di campagna. Organizzava e guidava gli esercizi spirituali per le dame dei nobili casati perché  approfondiscano la vita spirituale e si impegnino nell’attività apostolica a vantaggio dei bisognosi.
Più
Hong Kong 12 aprile del 1860 Rilegendo la nostra storia alla luce della fede possiamo riconoscere i segni della Provvidenza di Dio, nascosti negli eventi e nelle persone, che nelle mani di Dio diventano degli strumenti nel suo piano divino. Questo si rende visibile anche all’inizio dell’espansione dell’Istituto oltre le frontiere dell’Italia. Ci troviamo nell’epoca di rinnovamento della vita religiosa e missionaria della Chiesa cattolica del XVIII.  Anche in Italia il richiamo a portare la salvezza alle nazioni è avvertito nei seminari e negli istituti religiosi maschili e femminili. Nel 1850 mons A.Ramazzotti, vescovo di Pavia di allora, esortato dal papa Pio IX e sostenuto dal consenso dell’episcopato della Lombardia, fonda il Seminario per le Missioni Estere (attuale PIME). Da questo seminario partoni i primi missionari per l’Oceania (1852), per l’India (1857), per ong Kong (1858). Ramazzotti, che nel frattempo ricevette dalla Superiora delle Figlie della Carità di Milano (Margherita Crespi) la fondazione a Pavia (1852) e che sperimentò lo zelo dello spirito della Superiora della nuova comunità, madre Luigia Grassi, si rivolge a lei per fondare una comunità canossiana in India e in Hong Kong, desiderando una collaborazione con i suoi missionari. Lo lancio apostolico senza frontiere, attivo nel carisma canossiano, subito libera le energie della disponibilità nella persona di Luigi Grassi. Tuttavia questo non fu ancora un tempo giusto. La superiora della Casa Madre a Verona, alla quale Grassi presenta la richiesta del Vescovo, si esprime così: "... Non si spegne in me neanche per una iota il desiderio di diffondere l’Istituto per la Divina Gloria e per l’aiuto delle anime, per cui lo scopo – credo – la Divina Provvidenza disporrà in un modo  migliore per un’adeguata formazione delle persone chieste". L’approvazione della Sede Apostolica giunge soltanto dopo un periodo di tempo, sollecitata da Ramazzotti stesso, nominato nel frattempo il patriarcha di Venezia. All’inizio del 1860 per l’Istituto delle Figlie della Carità si apre la strada di un’espansione nelle nazioni. Madre Grassi invita le sorelle che si sentono chiamate dal Signore ad aderire all’impresa, di scriverci una richiesta. I primi documenti della Casa di Pavia testimoniano che tutta la comunità assieme scrive tale richiesta. Dopo un prudente esame della questione vengono scelte quattro giovani sorelle: 27-enne Maria Stella, 34-enne Rachele Tronconi, 29-enne Giuseppina Testera, 22-enne Giovanna Scotti. A loro si aggiungono dalla Casa di Venezia: 40-enne Lucia Cupis e 20-enne novizia  Claudia Compagnotti. 28 febbraio del 1860 le prime Figlie di Maddalena di Canossa lasciano l’Italia per portare la Buona Novella su Gesù e le opere della Sua misericordia nella missione a Hong Kong, dove giungono 12 aprile dello stesso anno. Sono le prime suore italiane che sono giunte a Lontano Oriente, e a causa della mancanza del governo, le seconde che sono partite per la missione. In questo modo realizzano il motto della Fondatrice, santa Maddalena di Canossa: "GESU’ NON E’ AMATO PERCHE’ NON E’ STATO CONOSCIUTO. FATELO CONOSCERE AGLI ALTRI AFFINCHE’ SIA AMATO".   Manca a loro qualsiasi preparazione e le lettere, piene di fiducia nelle Sue Superiore in Italia” rivelano  le sofferenze e difficoltà. Eppure nei loro cuori risuona "il desiderio" del Crocifisso e la volontà di imitare la Carità senza frontiere, lasciando tutto, pronte a tutto, gioiendo in mezzo ai travagli sperimentati. Anche se è bene il tenere nascosto il segreto del re... e anche lodevole il rivelare e dimostrare le opere di Dio il che si esprime con umili inizi segnati dall’indigenza e dalla mancanza di un sostegno, in una delicatissima fedeltà alla Regola e allo spirito dell’Istituto. In uno zelo audace le missionarie non badando agli ostacoli della lingua o della cultura. Questo dà subito l’inizio  - in una casa affittata - alla scuola di lingua inglese (1 maggio 1860) e poi all’orfanatrofio per le Cinesi e l‘Euro –Asiate. La vita e il sacrificio della gioiosa e umile M. Cupis suscita in un breve tempo simpatia, portando frutto di collaborazione dei buoni laici e dando lievito per le prime adrenti vocazioni laicali. Nel 1868 le Canossiane giungono Grande Cina, Han-Kow e vanno oltre, e ci rimangono fino al tempo dell’esilio nel 1950.
Più
Maddalena, illuminata dalla Parola di Dio, comprende la sua missione e nel 1799 redige “Il Piano” che svela la grandezza del suo cuore apostolico. Presenta il suo Piano al Vescovo Avogadro a Verona, che  - contrario all’inclinazione di Maddalena verso la cura del malati -  incoraggia lei di aprire senza indugio la Scuola della Carità a Verona. All’inizio del 1802 essa accoglie le prime due ragazzine, soggette all’influenza di un ambiente tristo. Con le proprie spese le accoglie nella casa di una sua compagna di cui prima si prendeva cura. Cerca però un locale più vasto che sarebbe accettato dalla sua famiglia e in cui avrebbe potuto iniziare l’opera. Il locale che la interessa è il convento dei santi Giuseppe e Fidenzio, preso dallo Stato in fisco (ex convento delle Agostiniane chiuso da Napoleone come altri conventi di clausura). Dopo due anni delle noiose insistenze il decreto di rilascio viene firmato il 1 aprile 1808 e la marchesa Maddalena inizia i più urgenti lavori di restauro. Al mattino dell’ 8 maggio 1808, nella terza Domenica di Pasqua e nella Festa patronale di San Giuseppe, il gran sogno di Maddalena di Canossa diventa realtà: essa si installa in questo convento assieme alle sue educande. Poi, per alcuni anni viene assistita da Leopoldina Naudet (che in futuro diventerà fondatrice delle Suore della Sacra Famiglia) assieme alle sue compagne, attendendo che il piano di Dio apparirà più chiaro. Per Maddalena questo evento è di massima importanza. L’Istituto che Dio voleva da lei, nasce proprio oggi. E lei ha 34 anni. Nel 1812 ritorna a Venezia per via dei Fratelli Cavanis. Dopo aver sbrigato l’affare, mentre si prepara di ritornare a Verona, viene presuasa da alcuni suoi amici di rimanerci ancora. Si lascia convincere che la città lagunare abbia gli stessi bisogni che Verona. Trova un piccolo locale e fonda la sua opera a Venezia. Maddalena, incoraggiata più volte dalla contessa Carolina Durini ( nobile dama tutta dedicata alle opere di carità), prima di accettare questa proposta dialoga con lei a lungo e risponde che la accetterà soltanto con la condizione che alla vedetta verrà assicurata una spiritualità e il sistema uguale come a Verona. L’opera inizia nel 1816, però si deve attendere sette anni prima di ricevere l’approvazione canonica (1823). Marchesa di Canossa, allora, si decide di fondare una nuova casa a Bergamo. L’avvocato Zeverio Gavazenni, dopo aver conosciuto la struttura dell’opera, anche lui lo desidera a Bergamo. Nel 1820 Maddalena apre la casa in questa città e ne riceve l’approvazione canonica ancora nello stesso anno. La fondazione a Trento e legata alle le persone di pezzo grosso, che assieme all’opera Canossa contribuirono al bene della Chiesa in questa città. Tra esse c’erano: l’Arcivescovo Carlo Emanuele dei Conti Sardagna, il vicario capitolare a Trento; gran filosofo e fondatore Antonio Rosmini e sua sorella Margherita Rosmini. Il 21 giugno 1828, Maddalena e Margherita Rosmini, sono testimoni dell’inaugurazione dell’Istituto a Trento, con l’assenso del Vescovo Francesco Saverio Luschin.
Più