Non potete credere quanta consolazione io provo nel sentire l’unione dei cuori e la pace che avete tra voi. Credetemi che ogni volta che sento dalle nostre Case questa buona nuova, mi pare che mi si allunghi di dieci anni la vita. Ringraziamo di cuore il Signore e vi prego tutte di cercare di conservarla, essendo la cosa più bella che possiamo avere in questo mondo.

S. Maddalena di Canossa
Fondatrice

S. Maddalena di Canossa (1774-1835) Fondatrice delle Figlie della Carità  Serva dei Poveri.

Magdalena nasce il 1 marzo 1774 a Verona, nel palazzo Sanmicheli, nella famiglia del marchese Ottavio e la contessa Teresa Szluha. Sulla facciata del palazzo si trova la scritta
“I figli e I loro discendenti ci abiteranno per sempre”. Na nascita di una seconda figlia, dopo Laura, sembrò di opporsi a questa sentenza perciò i genitori non accolgono con gioia la venuta al mondo della piccola Maddalena Gabriella, come verrà battezzata  il 2 marzo.

La Famiglia Canossa fu cosciente di essere erede di così grande nome, della lodevole tradizione nel servizio alla Chiesa, alla Reppublica e al grande patrocinio che voleva tramandare alle generazioni future. Soltanto la nascita di un figlio maschio avrebbe assicurato continuazione di questo  patrimonio. E proprio per questo motivo la nascita della femmina portò delusione sì grande che la madre della neonata escclamò: “la getterei nell’Adige”..

 

La famiglia Canossa al completo: i genitori e loro cinque figli: Laura, Maddalena, Bonifacio, Rosa ed Eleonora. La nobiltà godeva dei diritti della nascita, del sangue e della prosperità, che sembravano dei diritti perenni. Eppure l’orrizonte si oscurava e il periodo critico scoppiò con la Rivoluzione Francese che distrusse i troni, scosse l’ordine sociale e lasciò le ferite profonde nell’umanità intera.

Madalena da bambina si distingueva dai suoi fratelli e sorelle con un carattere impetuoso ma sincerio. Non sapeva stare calma ma era piena di iniziative, di una squisita sensibilità, del cuore buono e brillante l’intelligenza.

L’armonia della sua tranquilla infanzia fu dolorosamente interrotta da un drama familiare: il 7 ottobre 17779 il padre di famiglia, marchese Ottavio si sentì male e nel breve periodo di tempo morì.

Alcuni mesi dopo Maddalena e i suoi fratelli sperimentano col dolore la partita di casa della loro Madre. Com’è avvenuto? La vedova 27-enne teresa rimaneva nel palazzo come l’unica donna, con il peso della responsabilità per una famiglia così grande. Non conosceva bene l’italiano, ebbe la mentalità molto più aperta che la famiglia conservatista del suo marito deceduto. Si risposa con il marchese Odoardo Zenetti di Mantova lasciando i figli a casa. Nonostante tale decisione Teresa ama I suoi figli e mantiene con loro una continua e calorosa corrispondenza.

Avendo 15 anni Maddalena si ammala di una malattia misteriosa che la conduce alla soglie della morte. Dopo aver ricuperato la salute inizia ad ascoltare intensamente la voce di Dio.

Un giorno aprofitta dell’ occasione: durante un pranzo mentre nei discorsi si parla del suo futuro ricco matrimonio essa rivela ai presenti che ebba già ricevuto un’ottima proposta che non poteva rifiutare. La famiglia era sorpresa perché tale atteggiamento era impensabile nel loro ambiente. Tutti stupiti hanno sentito la confessione di Maddalena che con un fervore di gioia esclamò che ha scelto per sè uno il più bello, il più ricco e il migliore nel mondo sposo cioè Gesù. Allora sentimenti di ammirazione e di tristezza penetrarono i cuori dei commensali.

Nel palazzo Canossa si svolge il banchetto in onore di Napoleone che fu nominato imperatore della Francia e il Re dell’Italia. Maddalena in un vestito elegante attende il momento giusto. Con una Grazia si inchina davanti all’imperatore. Egli precepisce la sua bellezza e grandezza morale. Il principe Eugenio comenta: „ la marchesa Maddalena non si sposerà perché decise di dedicarsi ai poveri”. Imperatore la ammira e con una contentezza dice: „questa giovane nonstante essere donna trovò il modo di essere utile allo stato”.

Con il passare del tempol’invito di Dio per dedicarsi totalmente a Lui diventa sempre più convincente. Maddalena sente quello che poi chiamerà “il genio” della carità verso i poveri, ammalati, orfani e tutti i privi d’amore. Per ben tre volte tenta la vita di clausura, che tuttavia richiedeva di rinnunciare la possibilità d’un lavoro  tra i poveri.

Le sembrava che la clausura le taliasse di sotto le ali di ogni iniziativa del servizio: “chi si occuperà dei poveri che ogni giorno stavano alla porta del palazzo”.

A coloro che si stupivano vedendola in questo umile servire questi poveri rispondeva: “perché sono marchesa non posso avere l’onore di servire Cristo nei loro poveri?”

All’inizio del 1799 Maddalena accoglie le prime ragazze abbandonate  ed esposte ai molti rischi della strada; compra un locale nella parrocchia di San Zeno in un quartiere più abbandonato e misero di Verona. Pur continuando ad abitare nel palazzo – dovendosi occupare del partimonio familiare e prendersi cura dei suoi zii anziani – passava molto tempo con le sue ragazze. La prima sua premura fu la formazione delle donne che potrebbero sostenerla in questa attività, perciò screisse il piano della vita religiosa.

Nelle sue lettere possiamo scoprire la sua grande attività a favore delle persone ed istituzioni. La vediamo presente nelle opere caritatevoli come un’ispiratrice piena d’intelligenza e impegno. Non la fermava qualsiasi tipo degli ostacoli . collaborava con i sacerdoti nelle iniziative pastorali, desse l’impulso agli eserzici spirituali, alle missioni, alla catechesi domenicale per la sevitù delle famiglie nobili e per i mercanti che non potevano partecipare nella catechesi parrocchiale. Lavorava nei villaggi per avere possibilità di correggere i vestiti femminili.

Con il passare dei mesi il numero delle ragazze che accoglieva aumentava di continuo. Così  Maddalena iniziò “una rivoluzione” della carità, animata da un ardente anelito di:

 „FARE CONOSCERE E AMARE GESU’”.

Intraprende questa opera di opporsi al. male e dedica la sua attenzione, le fatiche e le cure ai più poveri. Con il suo cuore di Madre e Sorella desidera abbracciare tutti gli uomini della terra.

Nel 1808, condividendo con le sue compagne l’ardore apostolico, dà inizio a Verona dà all’Istituto delle Figlie della Carità Serve dei Poveri.  Lascia il partimonio e la nobiltà del suo casato e diventa povera tra i poveri, concretizzando l’amore di Cristo che vive in lei, particolarmente verso i più bisognosi. Di fronte ai malati sente, come lo definisce, un particolare “genio”. Non le bastava la cura dei suoi zii anziani; visitava gli ospedali sovrafollati dei malati, in particolare dei giovani soldati feriti nei combattimenti tra l’Austria
e la Francia. Dedica molto tempo accanto ai letti dei malati, offrendo loro ogni aiuto e parole di conforto e speranza. E nell’ospedale che incontra per prima volta la contessa di Milano, Carolina Durini, la sua futura amica che – come lei –  si dedica al servizio dei malati. Tra queste due donne nasce una profonda amicizia, nutrita da una fitta e cordiale corrispondenza. Si sostenevano a vicenda nella via della santità e promuovevano dei proggetti per il bene dei bisognosi.

Maddalena ebbe sogno attraverso il quale il Signore le mandò nella vita un poco di luce rispetto alla Sua Volontà: „vidi una bella donna circondata da sei ragazze, vestite in abiti di coloro marrone scuro, una cuffia nera e la medaglia della Vergine Addolorata, appeso al collo. Mi avvicinai alla Signora. Ella prese le mani delle due ragazze e le condusse in chiesa perché insegnassero la dottrina cristiana.; poi condusse altre due perché visitassero i malati. Infine, prese le due ultime e le mandò perché insegnassero le ragazze povere. Non dimenticherò mai questo sogno!”

Sotto l’ispirazione del Cristo Crocifisso e della Vergine Addolorata, con cui Maddalena vive
un’intima e cordiale l’unione attraverso la preghiera, scrive la Regola di Vita per
l’Istituto della Figlie della Carità Serve dei Poveri:

“si tratta di animare tutte le nostre azioni con lo spirito di Gesù Cristo, lo Spirito di amore, di dolcezza, di mansuetudine, di umiltà; co lo Spirito di zelo e di fortezza; lo Spirito amabilissimo, generosissimo, pazientissimo…

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Projekt apostolski i socjalny Magdaleny był bardzo obszerny, jednak ona nie ograniczała się do programów. Miała duży wkład w podbudowę materialną i uzdrowienie moralne ówczesnego społeczeństwa, dzięki szkołom dla najuboższych, oratoriom, miejscom rekreacji, katechezie parafialnej, opiece nad chorymi oraz rekolekcjom. Wprowadzała w ruch to wielkie dzieło pod impulsem ogromnej miłości, tej nieskończonej miłości, którą w nią wlewał sam Ukrzyżowany. Jej dusza nigdy nie czuła się zaspokojona. Doświadczała potrzeby coraz intensywniejszej pracy, by docierać coraz dalej, tam, gdzie jedynie miłość może dotrzeć. A oto epizod świadczący o sile jej ducha; młoda dziewczyna, która uczęszczała do szkoły u sióstr, została posłana na służbę do bogatej rodziny; wyczuwając niebezpieczeństwo ze strony młodzieńca mającego złe intencje, schroniła się u Magdaleny. Młodzieniec odkrywszy, że ukryła się w domu sióstr, pełen nienawiści i pragnienia zemsty, groził Magdalenie pistoletem, by oddała dziewczynę. Ona jednak spokojnie próbowała mu tłumaczyć, do tego stopnia, że opuścił broń i wyszedł za zewnątrz. Po kilku dniach tenże człowiek wyznał, że z oczu Magdaleny biła jakaś siła, która rozbroiła jego ręce i zdobyła serce.

Nieustająca apostołka zakłada domy w Weronie, Wenecji, Mediolanie, Trento. W sercu pragnęła stać się prochem, by dotrzeć na cały świat i sprawić, by kochano Jezusa. Jednakże jej zdrowie było bardzo wątłe. W jednym z listów zaadresowanych do swych współ-sióstr, ujawnia swą ufność “w nieskończone Miłosierdzie Pana, w którego ojcowskie ramiona się powierzam oraz łaskawości Najświętszej Maryi Panny“. Wzywała siostry do życia według Reguły, do życia miłością, posłuszeństwem, pokorą, i kończyła serdecznym przypomnieniem o tych, którzy byli największą troską jej apostolskiego serca: “powierzam wam mych umiłowanych ubogich, czyńcie wszystko z miłością, by dzięki waszemu nauczaniu, modlitwie i trudom, wszyscy mogli się kiedyś radować posiadaniem Boga“.

Magdalena rozpalona gorącą miłością do Boga i ludzi, odczuwała, że nie może ograniczyć się do aktywności apostolskiej jedynie pośród dziewcząt i kobiet. Również chłopcy i mężczyźni potrzebowali tych, którzy będą im służyć po ojcowsku, przede wszystkim w ich potrzebach moralnych i duchowych. Dlatego w 1800r. układa Plan, w którym przewiduje założenie Zgromadzenia o dwojakim profilu: męskim i żeńskim, zajmującym się, “dziełami miłości”, tak względem mężczyzn, jak i kobiet. Zgromadzenie to powinno mieć charakter czysto religijny, a nie tylko filantropijny, jak to miało miejsce w wielu zrzeszeniach rodzących się w owych czasach. Magdalena szeroko opisała męskie “ramię” Dzieła, ograniczyła się natomiast do kilku zdań w celu wyjaśnienia, w jaki sposób mogłyby również kobiety “zaangażować się w pomoc przyszłego Zgromadzenia“. W zamyśle młodej jeszcze wtedy markizy instytut męski miał być wzorcem dla instytutu żeńskiego. Lecz realizacja planu wymusiła odwrotną kolejność. Około 1820r. Magdalena ukończyła “Plan Zgromadzenia Synów Miłości pod wstawiennictwem Najświętszej Maryi Bolesnej“. Prezentował on aspekty prawne instytutu złożonego z kapłanów i świeckich, związanych ślubami zwyczajnymi w “doskonałym życiu wspólnotowym“, zajmującym się wychowaniem, nauczaniem i opieką nad chłopcami.

 

Magdalena dopiero u schyłku życia doczekała się pierwszej wspólnoty Braci Kanosjanów, kiedy 23.05.1831r. w Wenecji otwiera się Oratorium Synów Miłości dla chrześcijańskiej formacji chłopców i mężczyzn.

Magdalena kończy swe intensywne i owocne życie mając zaledwie 61 lat. Umiera w Weronie 10 kwietnia 1835 roku, w piątek przed Niedzielą Palmową, otoczona swymi duchowymi córkami.