Dio vuole da noi uno spirito generoso e ci conviene vivere con lo spirito e vita di fede, non già col sentimento naturale.

S. Maddalena di Canossa
Madre Luigia Grassi – promotrice delle missioni “ad gentes”

Madre Luigia Grassi (1811-1888) – pioniera delle missioni “ad gentes”

Luigia Grassi, primogenita di otto figli nacque da Angelo e Giuseppa Rossi a Borgo San Lorenzo in Milano il 7 settembre 1811 nel popolare quartiere Ticinese.

Frequentò la scuola delle Figlie della Carità in via della Chiusa e venne immediatamente coinvolta dallo spirito di carità verso i poveri e avvertì il desiderio di seguirle nella loro opera.
L’ incontro con la Fondatrice, Maddalena di Canossa rafforzò i suoi intendimenti che si realizzarono il 31 dicembre 1833 quando entrò nell’Istituto delle Figlie della Carità a Milano.

Vera e propria pioniera delle missioni m. Grassi, organizzò circa sedici spedizioni lavorando instancabilmente per l’adempimento delle pratiche burocratiche e per la ricerca di mezzi. Ma ben più impegnativa era l’encomiabile attività apostolica di m. Grassi si sostanziò anche nel difficile compito di scegliere e formare delle Sorelle da inviare in missione.

Accompagnata nelle sue attività da una grande fede e da un forte impegno morì l’11 novembre 1888.

LEGGI PIU’:

LA FATICA DEGLI INIZI
Fu la stessa Fondatrice, a incoraggiare le sorelle di Milano, in via della Chiusa, ad accogliere nel noviziato la ventiduenne Luigina Grassi. Questa ci entrò 31.12.1833. Al termine del primo anno di noviziato Luigia incontrò di nuovo la Santa Fondatrice  e le chiese di essere rivestita dell’abito religioso. “Fa bene, cara!” fu la risposta, che divenne come sigillo alla “grande impresa” alla quale Dio la chiamava.

Nonostante la salute cagionevole Luigia emmette i voti religiosi il 15.09.1835 ed ebbe il compito d’insegnare le sordomute. Ma si trattò di una breve esperienza; le fu chiesto infatti di rinunciarvi per adoperarsi alla formazione delle giovani contadine che preparavano a divenire maestre nei loro villaggi. Così Luigia incominciava presto a percorrere la via della abnegazione e del distacco.

AUTORITA’ COME SERVIZIO
Nel 1847, quando in Milano, a Porta Comasina, fu aperta una nuova Casa, Luigia vi fu inviata come Superiora. Accettò quell’ufficio donandosi a organizzare, aiutare, confortare, educando le ragazze povere del popoloso quartiere. Le opere fiorivano e le Sorelle facevano a gara per aiutarsi a vicenda.
Il 18 marzo dell’anno seguente scoppiò la sommossa delle “Cinque Giornate di Milano”, e la Casa delle canossiane si trovò
invasa da una folla di gente terrorizzata dagli spari dell’artiglieria austriaca. Per la giovane Comunità fu come il banco di prova. Le Sorelle ospitarono tutti generosamente finché fu cessato il pericolo.

MAESTRA ISPIRATA
Nel 1850 troviamo madre Grassi Vice Superiora nella Casa Primaria di via della Chiusa. Era ivi Superiora quella madre Margherita Crespi, che sua insegnante quando Luigina era una scolaretta, l’aveva esortata a scrivere in bella scrittura una pagina intera ripetendo la frase: “Luigina, il Signore ti vuole santa!”. Ma Luigina, allora, temeva le esigenze della vita religiosa!
In questa nuova sede m. Luigia incontrò un missinario genovese, in cerca di soccorsi per i suoi moretti d’Africa. Lei lo raccomandò a don Biagio Verri, che poi si sentì spinto a sua volta missionario. Diceva poi a m.Grassi: “Ella, reverenda Madre, mi ha avviato per questa strada e mi ha dato la vocazione missionaria”. Da allora lei s’interessò sempre più al problema missinario.

UN’ANGELO DI NOME E DI FATTO
Nel settembre 1850, Mons. Angelo Ramazzotti, fondatore dell’Istituto per le Missioni Estere di Milano, eletto Vescovo di Pavia, supplicava Madre Crespi di mandare alla sua nuova residenza alcune sue religiose. Dopo circa un anno di indugi e trattative, un drappello di Sorelle quidate da m.Grassi, che m.Crespi aveva designato come Superiora, giunse a Pavia in Corso Garibaldi. Questa casa era stata scelta dal Vescovo stesso, e non a caso.
Inaugurazione di Casa si celebrò 30.12.1852. Oltre le opere ormai tradizionali dell’Istituto, si diede inizion anche all’assistenza alle porevelle dell “Pia Casa d’Industria”, tra le quali m. Grassi si sentiva veramente “serva dei poveri”. Era aiutata da Ramazzotti con una corrispondenza frequente nell’impegnare le ulteriori iniziative degli Esercizi spirituali  e della formazione di “maestre di campagna”.

SOGNI PROFETICI
In un sogno misterioso m. Grassi vede Cristo Crocifisso, sofferente per le infedeltà delle anime consacrate. Al suo desiderio di darGli conforto, Egli risponde: “Luigina, tocca a te, tocca a te!”. Lo sente come un mandato: “se c’è da partire, avanti! Tocca a te!”.
Successivamente un altro sogno. Sul far del mattino, mentre si sta svegliando, sente un forte ruggito, come di persona che s’impicca. Essa grida speventata: “Che è?   che è?” Una voce terribile risponde: “Io sono il demonio che volevo strangolarti”. (Da notare che m.Grassi era da sempre pungolata da uno zelo straordinario per la salvezza delle anime).
Nel 1856 nella Casa a Pavia le Sorelle aprono le porte alle sordomute, con l’aiuto del Vescovoo e di una commissione di persone, distinte per autorità e per censo. Al termine dell’istruzione le Madri si prestano in tutti i modi ad aiutare le giovani sordo-parlanti.
Scoppia il colera. Una Sorella nell’assistenza ai colpiti ne resta contagiata, ma miracolosamente recupera la salute. Le scuole vengono chiuse, le porte vigilate da una sentinella. Ma le Sorelle non rimangono inattive: un corso di esercizi spirituali predicati da Don Cagliaroli, che misure sanitarie tenevano relegato nel convento, ha l’approvazione del Vescovo e si svolge con un lieto successo. Le vocazioni religiose aumentano e m. Grassi ne informa il Presule, sempre preoccupata del buono spirito delle medesime.

NUOVI ORIZZONTI
Nel periodo in cui infuriava il colera, un giorno m. Grassi aveva scritto: “non posso trattenere le lacrime; passano però subito… qualche grand disegno vi è nascosto”.
Ed ecco una nuova visione. Le pareva di trovarsi in un giardino col pensiero in Dio, quando vide un albero di salice piangente con i rami di smisurata lunghezza. Poi i rami d’albero si mutarono in tralci d’uva preziosissima, dagli acini di straordinaria grossezza, mentre in pari tempo Madre udiva la voce del Signore che le diceva: “Ecco, così io voglio salvare tante anime per mezzo tuo”.

Nel 1856 tutti i Vescovi degli Stati sottoposti al dominio austriaco vengono convocati a Vienna per la pratica apllicazione del Concordato stabilito con la Chiesa dal giovane imperatore Francesco Giuseppe.
Durante la lunga assenza di mons. Ramazzotti non viene meno la corrispondenza con lui di m. Grassi, che lo tiene informato della situazione della Comunità e delle opere. Egli, a sua volta non rinuncia a dare consigli e conforto. In una lettera così si esprime: “Quando le Figlie della Carità anche quelle di Pavia, saranno in Paradiso in mezzo ad una quantità di ragazze salve per la loro carità… che festa! La bontà di Dio sarà anche per me”.
In questa esclamazione c’è tutta la benevolenza del Vescovo Angelo Ramazzotti verso l’Istituto che sente pienamente “suo”.

Nel 1858, sotto il pontificato di Pio IX, col consenso dell’Imperatore, il Vescovo Ramazzotti è creato Patriarcha di Venezia.
Nuovi disagi per m. Grassi, spirituali ed economici, alleviati in parte, questi ultimi, da una Commissione di cospicui cittadini pavesi, con a capo mons. Vincenzo Gandini, vicario Capitolare di Pavia. Ma il nuovo Patriarcha portò con sé a Venezia l’ottimo Don Cagliaroli.
Nel 1859 la guerra diffonde timori e apprensioni. M. Grassi chiede la mediazione del Patriarcha per scongiurare i pericoli, tra i quali il rischio di dover licenziare le novizie per la scarsezza dei mezzi di sostentamento. Ma le novizie dichiarano di preferire la morte al licenziamento.

DELUDENTE  “NO’ ALL’INDIA
Dall’India alcuni missionari del PIME inviano al Patriarcha di Venezia la riechiesta di alcune suore per dirigere scuole, orfanatrofi, ospedali. Mons. Ramazzotti ne informa m. Grassi che raggiunge Venezia per trattarne direttamente. Ma sorge una seria opposizione, imprevista, da parte di alcune Case canossiane, nonché della Sacra Congregazione dei Vescovi e Religiosi, in quanto le Regole della Canossa non contemplerebbero l’invio di Sorelle in Missione. Con vivo dolore m. Grassi vi rinunciò e, a commento, il Patriarcha scrisse: “sia fatta la volontà di Dio: questa è la più bella missione che ci possa toccare”.

MEMORIALE “SI” ALLA CINA
Da Hong Kong giunse a mons. Marinoni l’appello di due padri, antichi alunni del seminario a Milano, che chiedevano sei Canossiane che si occupessero dei trovatelli e delle orfane, ma anche della scuola per le ragazze inglesi, cinesi e portoghesi.

Mons. Marinoni si trovò ancora una volta di fronte a grandi difficoltà, specialmente a quella di dover meglio interpretare la Regola delle Figlie della Carità.
Fu ancora il Patriarcha di Venezia ad appianare la situazione. il 12.01.1860 Mons. Ramazzotti presentò al S. Padre Pio IX, una supplica allo scopo di “permettere alcune deviazioni dalle Costituzioni delle Figlie della Carità volute dalle circostanze di quei luoghi”. Il S. Padre, tramite  il card. Barnabò, con un rescritto della stessa data, concedette quanto richiesto e benedisse l’inizio delle Missioni Estere Canossiane.
La sera del 3.02. 1860 mons. Marinoni portò personalmente alla Comunità di Pavia la lieta notizia che tutto era pronto e che la partenza era stata decisa entro il medesimo mese. Lo stesso imperatore Francesco Giuseppe e l’imperatrice Elisabetta avrebbero concorso alle spese del viaggio.

SI PARTE
Il drappello composto di sei Sorelle, di cui quattro della Casa di Pavia e due della Casa di Venezia, accompagnate da m. Grassi, raggiunse Verona il 24 .02. 1860, per una sosta sulla tomba della Madre Fondatrice. L’incontro con l’anziana Madre Adeodata Mazza, che aveva vissuto molti anni con Maddalena, fu provvidenziale. Essa allargò le braccia e alla domanda: “Che cosa avrebbe fatto la Fondatrice?” rispose senza esitazione: “Ella che aveva un cuore ardente di amore per il prossimo, non solo avrebbe mandato le sue Sorelle, ma vi sarebbe andata lei stessa. Andate, dunque! Dio vi chiama, Dio vi vuole, Dio vi benedica!”.
A Venezia, accoglienza grande, imposizione del Crocifisso, parole augurali del Patriarcha: “Partite, andate a navigare sotto la vela dell’obbedienza!”.
Tra le prime missionarie sono: da Pavia: 27-enne Maria Stella, 34-enne Rachele Tronconi, 29-enne Giuseppina Testera, 22-enne Giovanna Scotti. da Venezia: 40-enne Lucia Cupis e 20-enne novizia  Claudia Compagnotti.

A HONG KONG IL GHIACCIO E’ ROTTO
Giungono da Hong Kong le notizie confortanti: il battesimo di una bimba cinese e la vocazione di Aloysia Bowring, figlie del’ex Givernatore, convertita dal protestantesimo, quindi novizia e prefetta religiosa canossiana.
Giungono subito nuove richieste di aiuto che m. Grassi rivolge anche alle altre Case canossiane. Negli anni 1861-62 cinque Sorelle provenienti dalle Case di Verona, Venezia e Legnanello, partirono per Hong Kong, da ciu diramarono poi altre fondazioni, anche verso l’interno della Cina e per l’India.

DOPO LA MORTE DEL MONS. RAMAZZOTTI
Il 24.09. 1861 mons. Ramazzotti muore, lasciando nel dolore e anche nella preoccupazione m. Grassi, perché la situazione economica destava problemi. L’edificio nel quale aveva sede la Casa di Pavia era prorietà privata del monsignore. Si seppe che egli aveva legato alle Canossiane tutto il fabbricato, ma la gente non sapeva che questo immobile era un’eredità passiva, essendo stato pagato solo un quarto del prezzo convenuto. Il Ramazzotti, infatti, per le grandi carità elargite, non era riuscito durante il suo ministero a Pavia a soddisfare il debito. Che fare? Rinunciare all’eredità?
Conosciuta la situazione, pie persone vennero in aiuto alle Canossiane, alle quali qualche anno appresso venne ceduto tutto lo stabile. L’affare fu condotto a lieto fine, con edificazione degli stessi benefattori, ammirati del correttissimo comportamento di m. Grassi.
Data conveniente sistemazione, la Casa venne allora denominata “Istituto per le Missioni Estere”.

21.11.1872: sesta felice spedizione in Cina di Sorelle tutte di Pavia e così anche nel 1874. In quest’anno  fu aperta in Pavia la Casa del Senatore.
Nel frattempo era stato introdotto il Processo per il riconoscimento dell’eroicità delle virtù della Fondatrice.

DESIDERIO INASCOLTATO
Quando nel 1876 una misionaria ritornava dalle missioni gravemente ammalata, m. Grassi manifestò il desiderio di recarsi lei stessa nelle missioni. Ma il Vescovo replicò: “Ella deve restare qui e suonare la campana e chiamare le giovani vocazioni e additare loro la strada”. Lei obbedì e rimase tranquilla. Vedeva delinearsi il cammino da seguire per mandato divino: preparare la strada, chiamare a raccolta anime generose che, fatte adulte nella fede, sapessero percorrerla fino in fondo.

NOVIZIATO A PAVIA
il 20.10.1879, superate alcune situazioni di contrasto, mons. Ribolti, con l’autorizzazione del card. Luigi Canossa, Vescovo di Verona, erigeva canonicamente il Noviziato Canossiano per le Missioni Estere, con la sede nella Casa Madre di Pavia.
L’impresa di m. Grassi aveva raggiunto il suo consolidamento, trionfo della sua fede, umiltà e operare nel silenzio e nella sofferenza, nella maturazione lenta e consumata di quel: “Tocca a te!”. Trovava pace solo nella risposta generosa e instancabile a quelle parole   rivoltele dalla Fondatrice: “Fa bene, cara!”.
Dopo l’erezione canonica del noviziato per le Missioni, si fecero più numerose le vocazioni. Il 9.02.1881 partirono per la Cina otto Sorelle.
     Le Case di Hong Kong e dell’interno della Cina non erano sole cui l’Istituto delle Missioni Estere Canossiane doveva provvedere. Erano diventate le Case-Madri di altre Comunità missionarie: HanKow, Macao, Timor.
Nel 1884 partirono dall’Italia altre cinque Sorelle, quattro delle quali pavesi, preparate da m. Grassi.

MISSIONE A ROMA e … IN FILADELFIA
15.09.1885 m.Grassi accompagna a Roma quattro Sorelle per una fondazione voluta dal Santo Padre dietro suggerimento del card. Parocchi.
Successivamente, arriva da Filadelfia (USA) la richiesta delle Canossiane per fare l’apostolato per i molti migranti italiani. Come risposta  parte la 15-esima spedizione missionaria. Tuttavia, pur della tanta generosita delle Sorelle partite per quel territorio, la missione non ebbe fortuna. Dopo un anno, “non volendo e non potendo snaturare la Regola né vivere indipendemente dai loro Superiori, le cinque missionarie, benché con dolore, abbandonarono quel campo e presero la via del ritorno”. Grande fu il dolore di m. Grassi, ma la fedeltà indiscussa alla Regola, l’adesione serena alla volontà dei Supeiori furono ugualmente un grande successo agli occhi di Dio. La Madre definì “santa rivincita” la spedizione di un buon numero di missionarie in Cina.

LA VITA COMPIUTA
10 ottobre m. Grassi viene colipita da un ictus. Giorno dopo, 11 ottobre 1888, ore 20.00: si spegne dolcemente all’età di 77 anni, voluta tanto bene dalle sorelle che la apprezzavano per molti suoi doti e per sempre premurosa carità. Ne da la prova il fatto che per ben 25 anni, salvo gl’intervalli richiesti dalla Regola, veniva eletta Superiora della Casa per voto unanime comunitario.
Della  sua morte unanime fu il compianto non solo delle figlie, ma di tutta la città con le autorità religiose e civili.

Uno dei suoi biografi così scrisse: la mente e l’inteligenza vigile, un carattere sincero e onesto, il cuore caldo e   premuroso, un’anima strenua con un senso di giustizia, prudenza e una fede forte. Da questa sua fede forte scaturivano: perseveranza nelle difficoltà, comprensione per le debolezze altrui, rispetto e amore per la natura, timor di Dio che le faceva fuggire ogni situazione ambigua; un grande affidamento a Dio: “Il Signore è estremamente buono, sempre confiderò in Lui”.

M. Luigia Grassi era coraggiosa nell’intraprendere le opere grandi perché aveva gli occhi rivolti sempre a Dio. Diceva: “Il Signore mi accompagna sempre con la sua grazia, sempre mi ha amato e anch’io L’ho amato”. Ha amato Dio con l’entusiasmo, con zelo e tenerezza. Ha voluto bene le Sorelle, con saggezza, esigendo e incoraggiandole: “non vi sottomettete alla tristezza!… Voi giovani, siete beate. Coraggio, coraggio!” Spesso consolava. Con il passare degli anni divenne più tollerante e più spesso dimostrava l’affetto. Si distingueva da una grande pazienza di fronte alle contrarietà. Come anche nel sopportare dei caretteri difficili. Sapeva attendere con fiducia, guardare gli altri e capirli con l’amore.

La sua vocazione è stata la missione di divulgare l’Istituto fino ai continenti lontani. Tuttavia ebbe tempo e attenzione a quelli che le erano vicino: a Pavia molti ragazzi e ragazze conobbero in lei un cuore di madre. Il bene che lei messe nell’educazione di questi giovani fece loro diventare capaci di un lavoro inesto, ben pagato e li rese riconoscenti verso la scuola in cui trovarono pane e il cibo spirituale”.

Da 1860 fino all’anno della morte (1888) madre Luigia Grassi organizzò circa 16 spedizioni delle Sorelle missionarie.
Insieme sono state 258 Sorelle partite da Pavia tra 1860 e 1936, senza contare quelle che partirono da altre comunita canossiane.
M. Grassi realizzò anche altre fondazioni, nella stessa Pavia, a Bologna e a Roma per invito del Card. Parocchi e infine a Belgioioso.

Il 24 febbraio 1994 il Vescovo di Pavia, Mons. Giovanni Volta, aprì il Processo Diocesano Cognizionale sulla vita, virtù e fama di santità della Serva di Dio Luigia Grassi.