{"id":46,"date":"2017-05-17T17:41:56","date_gmt":"2017-05-17T15:41:56","guid":{"rendered":"http:\/\/kanosjanki.org.pl\/?page_id=46"},"modified":"2020-10-09T17:09:45","modified_gmt":"2020-10-09T15:09:45","slug":"zalozycielka","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/kanosjanki.org.pl\/it\/zgromadzenie\/zalozycielka\/","title":{"rendered":"Fondatrice"},"content":{"rendered":"<p><\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">Santa Maddalena di Canossa (1774-1835)<\/h3>\n<h4 style=\"text-align: center;\">Fondatrice delle Figlie della Carit\u00e0\u00a0 Serve dei Poveri, Canossiane<\/h4>\n<p>INFANZIA TRISTE<br \/>\nMaddalena Gabriella di Canossa nacque, come terzogenita tra sei fratelli, il 1 marzo 1774 a Verona, nel palazzo Sanmicheli, nella famiglia del marchese Ottavio e la contessa Teresa Szluha. Sulla facciata del palazzo si trova la scritta <em>I figli e i loro discendenti ci abiteranno per sempre. <\/em>La nascita di una seconda figlia sembr\u00f2 opporsi a questa sentenza perci\u00f2 per i genitori fu un\u2019amara delusione. <em><br \/>\n<\/em>Il giorno appreso, nella parrocchia di San Lorenzo la neonata ricevette il battesimo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-129 size-medium alignleft\" src=\"http:\/\/kanosjanki.org.pl\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/magdalena_di_canossa2-246x400.jpg\" alt=\"\" width=\"246\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/kanosjanki.org.pl\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/magdalena_di_canossa2-246x400.jpg 246w, https:\/\/kanosjanki.org.pl\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/magdalena_di_canossa2.jpg 429w\" sizes=\"auto, (max-width: 246px) 100vw, 246px\" \/><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>Maddalena da bambina si distingueva dai suoi fratelli e sorelle con un carattere esuberante e schietto, affettuoso e fermo.<br \/>\nPurtroppo la sua crescita aromoniosa\u00a0 di un\u2019infanzia tranquilla venne improvvisamente interrotta da un drama familiare: il 5 ottobre 1779 il padre di famiglia, marchese Ottavio appena 39 anni, venne colpito da improvviso malore. Mor\u00ec il giorno appreso.<br \/>\nAlcuni mesi dopo Maddalena e i suoi fratelli (Laura, Bonifacio, Rosa ed Eleonora) furono colpiti da una sciagura anche pi\u00f9 grande: la perdita della mamma. La 27-enne vedova Teresa si era trovata in casa Canossa unica donna, con quattro uomini cui badare, oltre, naturalmente, i cinque figli. Non conosceva bene l&#8217;italiano, aveva una mentalit\u00e0 aperta, assai diversa da quella dei marchesi, piuttosto rigida e conservatrice. Convol\u00f2 a seconde nozze con il marchese Odoardo Zenetti di Mantova e abbandon\u00f2 alla loro sorte le sue cinque tenere creature, di cui la maggiore aveva nove anni e la pi\u00f9 piccola, due. Eppure contessa Teresa era attaccata ai suoi bambini! Pi\u00f9 volte Maddalena ripeter\u00e0 in seguito in circostanze diverse: <em>La mamma amava molto i suoi<\/em> <em>figli. <\/em>Ella, infatti, intrattenne un\u2019affettuosa corrispondenza con loro. Chi potr\u00e0 mai sondare il mistero del cuore femminile!? Maddalena aveva 7 anni. Chiuse nel cuore il dramma di quella incomprensibile seperazione e lo avvolse per sempe in un assoluto e rispettoso silenzio.<\/p>\n<p>UNA SCONCERTANTE ISTITUTRICE<br \/>\nLa partenza della contessa Szluha obblig\u00f2 i Canossa a cercare una istitutrice per la bambine. La scelta cadde su una Francese perch\u00e9, secondo l\u2019opinione del tempo, solo i Francesi avevano la competenza e il <em>savoir faire <\/em>indispensabili per istruire gli altri.<br \/>\nPurtroppo Francesca Capron si pales\u00f2 presto donna senza scrupoli. In principio mostr\u00f2 una speciale predilezione per Maddalena, bambina spigliata e prepotente. Le sue bizzarie e i suoi caprici li giudicava necessari per quel tocco di originalit\u00e0 conveniente per una futura dama di classe e, invece di corregerli, li lodava.<br \/>\nLa bambina sentiva, sia pure confusamente, che era vilt\u00e0 adattarsi ad una educazione falsa. Ed un giorno in cui la maestra le sugger\u00ec di dire una bugia per scansare un meritato castigo dello zio, oppose un netto rifiuto. E quando venne in casa Canossa una nobildonna veneziana che aveva avuto dallo zio tutore l\u2019incarico di esaminare il contegno e il progresso negli studi delle nipoti, Maddalena ne combin\u00f2 una delle sue. La dama, in una sala del palazzo, stava discutendo con la Capron sulla maniera migliore per insegnare il catechismo e si mostrava piuttosto scettica sul metodo esclusivamente mnemonico. Improvvisamente, quando la conversazione s&#8217;era fatta pi\u00f9 accesa, irruppe nella sala Maddalena. L&#8217;ospite, che non voleva sminuire\u00a0 agli occhi dell&#8217;alunna il prestigio della maestra, si rivolse alla marchesina e l&#8217;ammon\u00ec: <em>Guai alle fanciulle che imparano il catechismo come la grammatica, la storia e la geografia!.<br \/>\n<\/em>A Maddalena piacque questa ammonizione e corse in camera a scriverla sul frontespizio del suo catechismo. Qualche tempo dopo, la Capron la vide ed interpret\u00f2 come un&#8217;insolenza nei suoi riguardi.<br \/>\nDa allora Maddalena divenne bersaglio di un&#8217;aspra persecuzione, prottrarsi per anni. L&#8217;istitutrice cominci\u00f2 a trattare la marchesina con palese ingiustizia e crudelt\u00e0 s\u00ec da renderle ogni giorno pi\u00f9 triste la sua fanciullezza.<br \/>\nQuello che pu\u00f2 sorprendere e che \u00e8 stato dichiarato da tutte le testimonianze, fu il comportamento della marchesina. Si impone il pi\u00f9 rigoroso silenzio. Non si ribell\u00f2, non venne meno al rispetto e all&#8217;obbedienza. Seppe soffrire con una maturit\u00e0 ed una forza superiori all&#8217;et\u00e0.<br \/>\nLaura, la sorella maggiore, non capiva il silenzio di Maddalena e, indignata di quel trattamento inumano, la esortava a parlare con lo zio. La marchesina, per\u00f2, ripeteva: <em>Madame ha ragione: sono io la cattiva. <\/em>E aggiungeva: <em>Con tale angelo custode non potr\u00f2 mai andar male<\/em>.<br \/>\nMa se sapeva tacere quando si trattava della sua sensibilit\u00e0, seppe, per\u00f2, parlare quando bisogn\u00f2 impedire un vero male. Alle due sorelle maggiori era stato assegnato come professore d&#8217;italiano un certo Giuseppe Mondini, che se la intendeva troppo bene con la governante.<br \/>\nUna mattina Maddalena dichiar\u00f2 decisamente alla Capron che n\u00e9 lei n\u00e9 la sorella Laura arvebbe pi\u00f9 seguito le lezioni di quell&#8217;uomo, che con parole ambigue aveva tentato di mettere in pericolo la loro purezza. L&#8217;istitutrice comprese subito che la sua alunna non si sarebbe piegata: sapeva troppo bene che, da autentica Canossa, sarebbe stata irremovibile nella sua decisione.<br \/>\nPens\u00f2 allora di consigliare il marchese Girolamo a licenziare il Mondini. Poco dopo anche lei declin\u00f2 l&#8217;incarico e nell&#8217;aprile dello stesso anno 1789 si un\u00ec in matrimonio con il professore. Alle nozze non manc\u00f2 il dono di Maddalena, che aveva gi\u00e0 perdonato e dimenticato.<\/p>\n<p>LA MISTERIOSA MALATTIA<br \/>\nLa 15-enne Maddalena fu colpita da in misteriosa malattia che la condusse in breve in fin di vita.\u00a0Dopo giornate di spasimi improvvisamente come era avvenuta, la febbre spar\u00ec ma si sfog\u00f2 una grave forma di vaiolo, che copr\u00ec tutto il suo corpo. Ai dolori fisici si aggiunse la paura che il suo viso rimanesse per sempre deturpato. I parenti erano angosciati. Ma l&#8217;inferma li rassicurava: <em>Gi\u00e0, io non devo piacere a nessuno . Io mi far\u00f2 monaca.<\/em><br \/>\nQuando il peggio fin\u00ec il suo fisico rimase leso per sempre, con un cronicismo al petto ed una contrazione nelle braccia. In Maddalena, segnata dall&#8217;esperienza lunga del dolore, si accendeva il desiderio di una quiete pi\u00f9 profonda e totale.<\/p>\n<p>LA DIVINA CHIAMATA<br \/>\nMaddalena a 17 anni scrisse al suo confessore la storia della sua vocazione. Ricord\u00f2 che il primo invito a donarsi totalmente a Cristo, lo aveva sentito sui cinque anni, ma poi le attrattive del &#8220;bel mondo&#8221;, avevano messo fortemente in crisi la sua vocazione religiosa. \u00c8 la malattia che le riport\u00f2 decisamente verso Dio. Insieme sent\u00ec forte, come lei lo chiamava, <em>il genio<\/em> della carit\u00e0 verso i poveri, i malati, gli orfani, il prossimo senza amore. E man mano la chiamata di Dio si faceva sempre pi\u00f9 suadente. Maddalena avrebbe voluto rispondere subito, ma il pensiero della rinuncia all&#8217;esercizio della carit\u00e0 la rendeva incerta. Chi avrebbe poi pensato ai poveri che quotidianamente affollavano l&#8217;atrio del suo palazzo? \u00c8 vero che in convento avrebbe pregato per loro. Ma essi abbisognavano anche del suo pane, del suo soccorso e del suo sorriso. Le pareva che la clausura le avrebbe tarpato le ali di ogni iniziativa di carit\u00e0. Per questo era tanto esitante e prefer\u00ec tacere in famiglia. I suoi si erano cos\u00ec convinti che presto o tardi avrebbe sposato qualche giovane di nobile casa.<br \/>\nMa quando a teatro un cavaliere le fece un complimento significante, ritenne giunto il tempo di dichiarare apertamente la sua vocazione. Colse l&#8217;occasione a tavola, mentre si parlava di brillanti nozze che avevano di recente interessato tutti i salotti della citt\u00e0. \u00a0Svel\u00f2 che anche a lei s&#8217;erano fatte ottime proposte e che aveva gi\u00e0 dato il suo assenso. Gli zii e le sorelle rimasero sconcertati. Il matrimonio era un affare di famiglia e non una scelta personale. L&#8217;affermazione di Maddalena non poteva essere che uno scherzo. Ma quando, con un lampo di gioia negli occhi, proclam\u00f2 risoluta d&#8217;aver scelto per s\u00e9 lo sposo migliore del mondo, Ges\u00f9 Cristo, sentimenti contrastanti di ammirazione e di tristezza si dibatterono nei cuori dei familiari. Capirono che la partita era persa e che Maddalena li avrebbe sicuramente lasciati.<br \/>\nCon la pedagogia del dolore la Provvidenza preparava Maddalena all&#8217;urgente apostolato della carit\u00e0 in un periodo in cui stavano maturando per la vecchia Europa, e particolarmente per l&#8217;Italia, tristi tempi di guerre e di miseria, di sconvolgimenti sociali e religiosi, dei quali i piccoli e i poveri sarebbero stati le vittime pi\u00f9 numerose e indifese.<\/p>\n<p>ESPERIENZA CLAUSTRALE<br \/>\nMaddalena chiese e ottenne dagli zii di ritirarsi in citt\u00e0 presso le <em>Terese<\/em> di vita claustrale. Le viene suggerito di incontrare prima tre ex gesuiti di grande piet\u00e0 per un esame sulla chiamata alla vita religiosa. Tutti e tre, all&#8217;insaputa l&#8217;uno dell&#8217;altro, la sconsigliarono di entrare in convento. Il suo confessore, per\u00f2, padre Stefano, carmelitano, la sollecitava con forza a riparare presto in clausura. Maddalena, come sempre, obbed\u00ec ed entro alle <em>Terese<\/em> il 12 maggio 1791 e vi rimase per alcuni mesi.Tutto di l\u00e0 le piaceva. Due cose, per\u00f2, la opprimevano: <em>la grata e il non potersi occupare direttamente in opere di carit\u00e0. <\/em><\/p>\n<p>Rientr\u00f2 in famiglia, ma per poco tempo. Il carmelitano, padre Ildefonso che momentaneamente sostituiva padre Stefano come confessore, le comand\u00f2 di entrare tra le carmelitane Scalze. E lei obbed\u00ec. Ritenendo di partire per sempre, prov\u00f2 un vivo desiderio di rivedere la mamma e di riceverne la benedizione. All&#8217;incontro avvenuto nella villa di Laura erano ambedue molto commosse.<br \/>\nEntrando tra le carmelitane Maddalena di nuovo sent\u00ec l&#8217;orrore alla clausura e il tormento del pensiero che <em>in quel luogo non avrebbe potuto impedire i peccati, n\u00e9 giovare alla salute delle anime. <\/em>Era, per\u00f2, convinta che fosse solo tentazione ed era decisa a vincerla <em>anche a costo della vita.<\/em><br \/>\nMa Dio, <em>con mezzo impreveduto,<\/em> di cui a tutt&#8217;oggi non sappiamo la natura, le imped\u00ec di farsi carmelitana. Costretta misteriosamente da Dio stesso, ritorn\u00f2 in famiglia, tuttavia desiderosa di arrivare un giorno alla consacrazione.<\/p>\n<p>DON LIBERA GUIDA ILLUMINATA<br \/>\nQuasi subito, col consiglio di suor Luigia che la accompagnava in questo periodo difficile (perfino i familiari dubitavano della sua fermezza di carattere), si mise nelle mani di don Luigi Libera, uomo di vita santa e di grande spirito di preghiera. Ed egli la guid\u00f2 per circa nove anni, aiutandola a chiarire pienamente la sua vocazione e ad incamminarsi verso la realizzazione del piano di Dio su di lei. Ci sono rimaste 68 lettere di don Libera. Attraverso questo epistolario \u00e8 possibile ricostruire il cammino spirituale di Maddalena dal luglio 1792\u00a0 fino al 14 dicembre 1799. Poco dopo, inopinatamente don Libera fu colto dalla morte il 22 gennaio 1800.<br \/>\nBen diverso appare il metodo di don Libera da quello dei direttori carmelitani. Usava pi\u00f9 la comprensione che l&#8217;autorit\u00e0, il rispetto della libert\u00e0 del penitente pi\u00f9 che l&#8217;imposizione.<br \/>\nAll&#8217;inizio egli\u00a0 le consigli\u00f2 di vivere un anno intero <em>ritiratissima ed in moltissime orazioni per conoscere la volont\u00e0 di Dio <\/em>senza prendere alcuna decisione sul suo avvenire. In seguito le dichiar\u00f2 apertamente che non la vedeva chiamata alla vita carmelitana e, in attesa di maggior luce, la esort\u00f2 a dedicarsi alle normali occupazioni della numerosa famiglia. Maddalena si desse tutta alla sua famiglia. E don Libera la incoraggiava e le dava utili consigli.<br \/>\nIl realismo e l&#8217;ottimismo del sacerdote contrastavano con il rigorismo e la scrupolosit\u00e0 di Maddalena. Il saggio direttore si impegnava con fermezza e pazienza a liberarla da questo triste male: <em>Non ci facciamo schiavi di scrupoli&#8230;; beato chi vive con il timore di offendere Dio; ma procuriamo che il nostro timore sia filiale e ragionevole perch\u00e9 nasce dall&#8217;amore.<br \/>\n<\/em>Il saggio direttore aveva man mano approvato diverse attivit\u00e0 caritative che Maddalena avviava in citt\u00e0. Ne era nato un intreccio abbastanza vasto che veniva sempre pi\u00f9 completato in un <em>Piano<\/em> che prevedeva un&#8217;istituzione permanente a beneficio dei pi\u00f9 poveri e dimenticati. Era il <em>sogno immaginario<\/em> per ora, custodito gelosamente da Maddalena, ma racchiudeva il germe della sua futura missione di carit\u00e0. Quando lo espose al Direttore, trov\u00f2 in lui la pi\u00f9 ampia approvazione: <em>la esorto con tutto il vigore e se lo vuole persino glielo comando di dare tutta la mano alla istituzione&#8230;.<\/em> Contemporaneamente don Libera raccomandava vivamente all&#8217;attivissima marchesina l&#8217;orazione, specialmente mentale che doveva evolversi in semplice e vera contemplazione. Insisteva sull&#8217;uso delle giaculatorie, le raccomandava di accostarsi quotidianamente alla comunione eucaristica (la cosa non comune in quei tempi, infetti da giansenismo). Per la soluzione della questione vocazionale la esortava caldamente a crescere nell&#8217;amore alla Vergine e ad affidarsi filialmente a Lei.<br \/>\nMaddalena, corroborata da continua pratica di solida piet\u00e0, riusc\u00ec a superare la prova massima che il Signore le chiese proprio quando pensava di essere ormai libera di tentare la realizzazione del suo <em>sogno<\/em>. Nel novembre 1797 la giovanissima contessa Claudia Maria Buri, moglie dello zio Girolamo, vicina a morire, le affidava il suo Carlino di pochi mesi, supplicandola di averrne cura e di fargli da mamma. Nel mistero della morte Maddalena lesse chiaramente la celeste volont\u00e0. Accett\u00f2 di essere <em>madre<\/em> e rimase ancora in casa, attendendo altri segni dall&#8217;alto. La sua vocazione era donarsi, mettersi totalmente a servizio di chi era nel bisogno.<\/p>\n<p>PADRONA DI CASA<br \/>\nQuando la contessa Claudia Maria Buri era entrata in casa come sposa del marchese Girolamo, spettava a lei i diritto delle direzione della famiglia. Ma giovanissima, gracile e timida, aveva declinato con insistenza il gravoso incarico. Dovette accettarlo Maddalena.<br \/>\nNon era facile il governo di una casa principesca. C&#8217;erano i familiari cui provvedere; i servi; i mezzadri; i contadini cui badare; i tanti ospiti, anche illustri, da servire. C&#8217;erano, poi, mille faccende di ogni giorno da sbrigare.<br \/>\nLa marchesina impresse all&#8217;andamento della casa un tono di fermezza, di intraprendenza<br \/>\ne di moralit\u00e0 incensurata. Mostr\u00f2 una saggezza ed una indipendenza rare. Pose al centro della vita di famiglia la religione. Tutti dovevano raccogliersi per il Rosario ed altre preghiere in comune; tutti erano invitati a frequentare i Sacramenti e, di conseguenza, tutti dovevano comportarsi con onest\u00e0 e virt\u00f9. Anche a a se stessa aveva fissato le regole precise: <em>poche parole e molti fatti. Mai rigidezza, parole aspre, sguardi altezzosi, gesti di superiorit\u00e0. Trattare gli altri con saggia disciplina, temperata sempre da grande liberalit\u00e0 e da interesse per ogni loro bisogno. Esattezza nel pagare il salario<\/em>.<br \/>\nNon trasform\u00f2 il palazzo in convento, ma volle che vi regnassero buona armonia e alacre operosit\u00e0. E per questo il classico principio: prevenire per non dover poi reprimere. Sorvegliava con fermezza e dolcezza tutti, mostrando affetto di madre ed autorit\u00e0 di signora.<\/p>\n<p>RIVOLUZIONE FRANCESE<br \/>\nNel marzo 1796 i Francesi erano scesi nella penisola per debellare Piemonte e Austria. A fine maggio Verona era minacciata di essere incendiata. A questo fine era gi\u00e0 in marcia la divisione del generale Massena. Si pu\u00f2 immaginare la consternazione della popolazione veronese. La notte molti cittadini abbandonarono la citt\u00e0. Anche Maddalena e i suoi fratelli fuggirono a Venezia dove rimesero oltre un anno.<br \/>\nI Francesi, entrati in citt\u00e0 il 1 giugno, sfilarono da liberatori per le strade, accolti con costernazione da quasi tutti i cittadini. Due mesi dopo, sopravvennero le truppe austriache a sfilare anche esse da liberatrici. Passarono nove giorni e riecco i Francesi. I Veronesi, stanchi di inerzia di Venezia che, informata su tutto, niente faceva, approffitarono dell&#8217;assenza di Napoleone, che tempestava per le valli, diretto alla conquista di Vienna. Le forze militari furono affidate al generale- brigadiere Antonio Maffei, marito di Laura Canossa. I contadini da lui rastrellati e uniti ai volontari della citt\u00e0, ottennero successivi considerevoli sino a mettere assedio a Brescia.<br \/>\nMa presto i Francesi si rifecero vivi, costringendo il Maffei ad abbandonare le terre occupate e ripetendo ogni sorta di ruberie e di soprusi. La pazienza dei Veronesi non resistette e nella seconda festa di Pasqua scoppi\u00f2 una sollevazione popolare, passata alla storia con il nome <em>Pasque Veronesi. <\/em>I Francesi fecero sui cittadini sommaria vendetta. Tanti tra i nobili furono condannati alla fucilazione e tra loro anche il conte Maffei e il vescovo Avogadro. I due ultimi quasi per miracolo riuscirono a scampare dalla morte.<br \/>\nI profughi Canossa vivevano sempre pi\u00f9 nell&#8217;angoscia. Solo Maddalena si manteneva serena e riusciva a confortare anche gli altri. Trovava la sua forza nella preghiera, nelle visite nelle chiese e nella comunione giornaliera.<\/p>\n<p>UN SOGNO<br \/>\nCome racconta il Bresciani, contemporaneo e primo biografo della Canossa, in questo soggiorno veneziano Maddalena ebbe un sogno, che ha tutta forma di una supernaturale visione, con cui il Signore le rivel\u00f2 l&#8217;idea del futuro suo Istituto. Vide una signora in Compagnia di sei giovani donne, vestite di un abito marrone, con uno scialletto nero sulle spalle ed una cuffia nera in testa e al collo un <em>tableau <\/em>dell&#8217;Addolorata. Ad un certo punto la signora chiam\u00f2 due di quelle giovani e le invi\u00f2 tra una turba di ragazze ad insegnare catechismo. Ad altre due mostr\u00f2 una corsia di ospedale, invitandole ad assistere e confortare le ammalate. Finalmente prese le ultime per mano e le port\u00f2 in una ampia aula. C&#8217;era l\u00e0 un nugolo di bimbe povere, sudicie, scarmigliate. Ed indic\u00f2 la scuola come loro campo di lavoro.<\/p>\n<p>A SERVIZIO DELLA CARITA&#8217;<br \/>\nRacconta Maddalena nelle sue <em>Memorie<\/em> che partecipando alla Santa Messa, sent\u00ec leggere un brano del libro di Tobia, che esaltava la carit\u00e0. Fu colpita in modo particolare e si sent\u00ec\u00a0 stimolata <em>ad impiegare tutte le opere di carit\u00e0<\/em> <em>che il suo stato le permetteva<\/em>.<br \/>\nDalle tante sue lettere veniamo a conoscere una mappa estremamente vasta di intereventi<br \/>\na favore di persone e di istituzioni. La si trova presente in qualsiasi impresa di bene, anche come intelligente ispiratrice e promotrice. Aiut\u00f2 i sacerdoti ad istruire nelle chiese della sua citt\u00e0 la pia pratica dell&#8217;Adorazione Eucaristica, detta delle Quarantore.<br \/>\nProcur\u00f2, attraverso l&#8217;intreccio delle sue alte amicizie, valenti oratori cisalpini per corsi di predicazione, esercizi spirituali, missioni a Verona e fuori. Si adoper\u00f2 per far introdurre a Venezia l&#8217;opera delle conferenze sacerdotali e i ritiri mensili per i preti. Con don Pietro Leonardi promosse il catechismo domenicale per i servi delle famiglie nobili e garzoni dei barbieri, che erano impediti, per l&#8217;orario di lavoro, ad intervenire alla dottrina parrocchiale.<br \/>\nParticolare impegno mise nella campagna per la correzione della moda femminile, arrivata da Parigi. Quella della moda era per Maddalena una battaglia importante <em>per attirare le divine benedizioni sugli Stati e risparmiare tante offese di Dio. <\/em><br \/>\nPromosse tra le giovani della noblit\u00e0 veronese la <em>Compagnia dell&#8217;Immacolata<\/em> cui le socie decisero di <em>vestirsi secondo il loro stato di vita, ma sempre modestamente. <\/em>Massima attenzione aveva per i poveri e i malati. I primi li cercava nei loro tuguri, girando per i vicoli pi\u00f9 nascosti con un servo ed una cameriera, carichi di cibi. La sua carit\u00e0 era diventata proverbiale. Per stimolare altri alla carit\u00e0, istitui una strana compagnia detta <em>Tre soldi<\/em>, perch\u00e9 ogni socio doveva versare tre monetine la settimana e vi iscrisse parecchie nobili di sua conoscenza. Parrecchie ragazze ritrasse dalla via del male.<br \/>\nPer gli infermi provava, come lei stessa esprimeva, un <em>genio<\/em> particolare. Non contenta di assistere gli zii in casa, frequentava spesso le corsie degli ospedali. Erano strapieni di malati, soprattutto di giovani soldati, feriti nelle varie battaglie fra Austriaci e Francesi. Aggirarsi tra i letti poco puliti in stanzoni scarsamente aerati e maleodoranti, tra persone coperte di piaghe non curate, era un atto di coraggio non comune. Maddalena, iscrittasi alla <em>Fratellanza Ospedaliera, <\/em>da poco istituita da don Leonardi, ne era divenuta presto l&#8217;anima.<br \/>\nTra le corsie dell&#8217;ospedale incontr\u00f2 un giorno la contessa milanese Carolina Trotti Durini. Nacque fra loro una tenera amicizia. Per diversi anni le due amiche si stimolavano a vicenda\u00a0 alla santit\u00e0, scambiandoci esperienze a vantaggio dei bisognosi.<br \/>\nPer qualche tempo Maddalena coltiv\u00f2 l&#8217;idea di unirsi a don Leonardi, che aveva aperto in Verona un ospizio per fanciulli e fanclille abbandonati. Ma in un incontro con il suo vescovo Monsignor Avogadro fu invitata a lavorare da sola e a dedicarsi di preferenza all&#8217;educazione delle bambine nelle scuole di carit\u00e0. E bench\u00e9 sentisse naturale ripugnanza al questo tipo di servizio, decise di assecondare il desiderio del vescovo.<br \/>\nD&#8217;altra parte a quest&#8217;opera l&#8217;aveva esortata anche don Libera, poco prima della sua morte.<\/p>\n<p><em>IL RITIRO<\/em> CANOSSA<br \/>\nAll&#8217;inizio del 1799 Maddalena raccolse le prime ragazze esposte ai rischi della strada. Acquist\u00f2 un locale nella parrocchia di San Zeno in un quartiere pi\u00f9 abbandonato e misero di Verona. Pur continuando ad abitare nel palazzo e dovendosi occupare del partimonio familiare e prendersi cura dei suoi zii anziani, passava molto tempo con le sue ragazze. Sua prima premura era di formare le compagne a spirito veramente cristiano e per questo aveva realizzato con loro un abozzo di vita religiosa.<br \/>\nAssisteva le bambine con gioia e non disdegnava di lavarle, pettinarle e nettarle anche degli insetti. A qualcuno che restava sorpreso vedendola in questi umili servizi, diceva: <em>Ma, forse, perch<\/em><em>\u00e9 sono nata marchesa, non posso avere l&#8217;onore di servire Ges\u00f9<\/em><em> Cristo nei suoi poveri?.<\/em><br \/>\nLa preoccupava intanto l&#8217;alternanza delle maestre. Rimanevano le fedelissime: ambedue di nome Matilde. Annotava: <em>Donne devote se ne trovano a fasci, ma vocazioni vere non\u00a0<\/em><em>\u00e8 tanto facile.<\/em> Per questo ancora di pi\u00f9 sentiva l&#8217;urgenza di lasciare il palazzo. Ma gli zii, anziani e malati, richiedevano con insistenza la sua presenza. Il fratello Bonifacio non si decideva al matrimonio. E cos\u00ec il peso della casa restava sempre sulle sue spalle. Senza parlare di Carlino (figlio di giovane Claudia Marii Buri, moglie dello zio Girolamo, \u00a0la quale sul letto della morte affid\u00f2 il bambino a Maddalena chiedendola di essergli mamma), che la trattava ancora da mamma e la\u00a0 <em>riteneva sempre assai occupata<\/em>.<br \/>\nNel 1804 Bonifacio si rispos\u00f2 con Francesca Castiglioni, che Maddalena am\u00f2 subito &#8220;come una sorella&#8221;, e alla quale cedette presto ogni responsabilit\u00e0 nel governo della casa. Anche i vecchi zii morirono. E Carlino veniva dal padre affidato alle cure di un precettore.<br \/>\n&#8220;Sciolta dai suoi legami&#8221;, cominciarono a rinascerle desideri pi\u00f9 antichi di operare nel campo della carit\u00e0, aprendosi a tutte le necessit\u00e0 pi\u00f9 urgenti dei poveri, soprattutto a quelle religiose e morali, convintissima com&#8217;era che:<\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0 <\/strong>IL SIGNORE GESU&#8217; NON ERA AMATO PERCHE&#8217; NON ERA CONOSCIUTO.<strong><br \/>\n<\/strong><br \/>\nSentiva che l&#8217;Opera iniziata era troppo piccola cosa. Aveva bisogno di dilatarsi con l&#8217;aiuto di altre braccia. Ma per questo bisognava che uscisse di casa. Inaspettatamente un aiuto glielo offr\u00ec&#8230; Napoleone. Dovendo nel 1805, come di consueto, essere alloggiato dai Canossa, Maddalena domand\u00f2 ai suoi di potersi ritirare fra le sue ragazze per il periodo in cui l&#8217;ospite avrebbe occupato il palazzo. Glielo concessero. Anche in questa occasione Maddalena fu presentata all&#8217;imperatore, il quale apprese dal principe Eugenio che, mentre le sorelle erano maritate, ella attendeva ad opere di carit\u00e0. Napoleone comment\u00f2 ad alta voce: <em>Vedete? Quantunque donna, questa Signora ha trovato modo di essere utile allo Stato. <\/em>Altre volte l&#8217;imperatore incontr\u00f2 la Canossa ed ebbe sempre per lei espressioni di stima e di compiacenza per la sua attivit\u00e0 caritativa.\u00a0 <strong><br \/>\n<\/strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Quando se ne fu andato, Maddalena fece sapere allo zio e al fratello, per mezzo dei loro confessori, che non sarebbe pi\u00f9 tornata al palazzo. Fu il finimondo. I familiari dessero una condizione: non avrebbero pi\u00f9 ostacolato \u00a0quello che lei chiamava <em>la sua vocazione<\/em> quando si fosse trovata una casa pi\u00f9 conveniente per lei e per le sue bambine.<strong><br \/>\n<\/strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Maddalena, per non romprere definitivamente coi familiari torn\u00f2 a casa, <em>risolutissima per\u00f2, di continuare la sua strada<\/em>. E subito si diede a cercare l&#8217;edificio adatto. Gli occhi le caddero, sempre in rione di San Zeno, sul monastero dei Santi Giuseppe e Fidenzio, passato al Demanio, dopo la soppressione delle Suore Agostiniane. Mise in moto tutte le sue conoscenze\u00a0 e giunse a superare tutti gli intralci e la burocrazia. Ci vollero due anni di stancanti insistenze per avere in mano i decreto di cessione, emesso in data 1 aprile 1808.<strong><br \/>\n<\/strong><br \/>\nFONDATRICE DELLE FIGLIE DELLA CARITA<strong>&#8216;<br \/>\n<\/strong>Quando Maddalena il 7 maggio 1808 si sistem\u00f2 in una delle piccole celle dell&#8217;ex convento agostiniano, aveva compiuto 34 anni. Era nella piena maturit\u00e0. Le prove della vita e della vocazione l&#8217;avevano temprata.<br \/>\nIniziava una esistenza completamente nuova. Portava con se le prime compagne Matilde Bonioli, Matilde Giarola e Aniela Traccagnini, anche Domenica Faccioli e Leopoldina Naudet che cercava un rifugio dove riparare, con alcune compagne, in attesa di realizzare l&#8217;Istituto, che si sentiva chiamata a fondare.<br \/>\nL&#8217;8 maggio furono aperte le porte dell&#8217;ex convento alle ragazze e alle donne di San Zeno. E fu subito l&#8217;invasione. Si organizzarono presto le scuole e il catechismo e, un poco pi\u00f9 tardi, anche l&#8217;assistenza ai malati in ospedale e la formazione delle ragazze per le maestre di campagna.<br \/>\nL&#8217;opera si estende. Maddalena apr\u00ec case a Venezia (1812), a Milano (1816), a Bergamo (1820), a Trento (1828).<br \/>\nNel 1819 la Congregazione ottenne il riconoscimento ecclesiastico e papa Leone XII approv\u00f2 la Regola delle Figlie della Carit\u00e0, il 23 dicembre 1828.<\/p>\n<p>MADRE<br \/>\nOra che la Congregazione era approvata dal papa, anche se non in modo definitivo, Maddalena sent\u00ec pi\u00f9 vivo impegno di aiutare le sue figlie a crescere in conformit\u00e0 della loro specifica vocazione. \u00c8 meraviglioso a questo proposito il vastissimo epistolario. Sono centinaia e centinaia le lettere che lei ha scritto alle sorelle. E furono innumerevoli gli incontri che ebbe con loro. Nonostante gli enormi disagi nei viaggi, la salute sempre malferma, gli affari imbrogliati e continui, mai si ferm\u00f2, preoccupata di essere tra le sue figlie ad incoraggiare, guidare, confortare, rasserenare.<br \/>\nMargherita Rosmini, sorella del filosofo, fattasi figlia della Carit\u00e0, la descrive cos\u00ec al fratello: <em>Ha un umore sempre uguale, sempre ilare con tutte e dolcissima; ha una carit\u00e0<\/em><em> con tutti\u00a0 che sorprende ed umilt\u00e0 profonda, senza parlarvi di altre virt\u00f9 che possiede in grado sommo<\/em>. Ed era festa in ogni comunit\u00e0 quando giungeva Maddalena. Desiderava vivamente che in ogni sua casa regnassero unione e allegria. Raccomandava spesso l&#8217;unione e la carit\u00e0 scambievole: <em>non potete credere quanta consolazione provo nel sentire la unione dei cuori e la pace che avete tra voi&#8230; Mi pare che per questo mi si allunghi di dieci anni la vita. <\/em><br \/>\nEra molto vicina alle superiore. Le incoraggiava nelle difficolt\u00e0 dicendo che nel loro servizio trovavano il mezzo della loro santit\u00e0.<br \/>\nSfogliando la vasta corrispondenza con le figlie, emerge in Maddalena un volto di madre vigile e premurosa, ricca di affetto, attenta a consigliare e a confortare, preoccupata della crescita spirituale, non dimenticando delle necessit\u00e0 materiali.<br \/>\nNo fa quindi meraviglia che Maddalena fosse cos\u00ec stimata e amata, non solo dalle figlie, ma da tutti quanti la conoscevano.<\/p>\n<p>FONDATRICE DEI FIGLI DELLA CARITA&#8217;<br \/>\nAccesa di ardente carit\u00e0 per Dio e i fratelli, Maddalena sent\u00ec la necessit\u00e0 di non fermarsi al solo campo delle ragazze e donne. Anche i ragazzi e gli uomini avevano bisogno di chi li assistesse paternamente, soprattutto nelle loro necessit\u00e0 morali e spirituali. Erano molti i giovani, che affrontavano la vita senza alcuna preparazione.<br \/>\nGi\u00e0 nel 1800 aveva steso un <em>Piano<\/em>\u00a0 che contemplava l&#8217;istituzione di una Congregazione con duplice famiglia, maschile e femminile. Nella sua mente l&#8217;istituzione maschile fu il modello di quella femminile. Ma nella successiva realizzazione storica avenne il contrario. I Figli della Carit\u00e0 nacquero molti anni dopo le Figlie.<br \/>\nIl 23 maggio 1831 venne aperto l&#8217;Oratorio dell&#8217;Istituto dei Figli della Carit\u00e0 a Venezia, presso la chiesa di Santa Lucia. Si realizz\u00f2 un progetto a cui Maddalena aveva aspirato fin dal 1799.<\/p>\n<p>PROMOTRICE DEL LAICATO<br \/>\nNel 1822\u00a0 nella casa in Bergamo, Maddalena inizi\u00f2 il primo seminario per le <em>maestre contadine<\/em>, per quelle giovani, cio\u00e8, che provenivano ed erano destinate a rimanere in \u00a0campagna. Cos\u00ec Maddalena gi\u00e0 promuoveva corsi di istruzione, che si concludevano con un diploma e che abilitavano ragazze volonterose all&#8217;insegnamento nelle scuole elementari nei villaggi. Per 7 mesi venivano accolte nelle case canossiane e, con la preparazione pedagogica, ricevevano anche una valida formazione spirituale e apostolica. Preparate in questo modo ritornavano nella societ\u00e0, diventando collaboratrici delle Figlie della Carit\u00e0 nei vari servizi ai prossimi.<br \/>\nAnticipando di molto i tempi, Maddalena assieme alle maestre rurali, diede un impulso all?istruzione del popolo ed insieme promosse il laicato ad una cooperazione generosa all&#8217;apostolato della Chiesa.<br \/>\nContemporaneamente dava avvio agli <em>Esercizi spirituali per le Dame. <\/em>Conosceva per esperienza quanto poteva essere utile alla salvezza l&#8217;opera di una nobildonna nella sua casa e in tanti altri ambienti. Gli Esercizi diventavano un mezzo opportuno <em>per eccitare in esse lo spirito di carit\u00e0<\/em>. Ma anche le ragazze del popolo, le donne, le maestre avevano i loro corsi annuali, con grande vantaggio spirituale per tutte.<br \/>\nLa Canossa, anima veramente apostolica, non si sentiva mai paga. Provava il bisogno di spingersi sempre pi\u00f9 avanti, di tendere fin dove l&#8217;amore. Da questo desiderio di coinvolgere tutti nel dinamismo dell?amore, nacquero le <em>Terziarie<\/em> delle Figlie della Carit\u00e0, laiche e religiose.<br \/>\nAntonio Rosmini, che l&#8217;aveva conosciuta bene, soleva proporla ai suoi amici come esempio nell&#8217;esercizio della carit\u00e0: <em>Ricordatevi di quella buona signora Canossa, la quale non finisce mai di predicare che nelle opere di Dio bisogna avere animo grande ed\u00a0 intraprendere tutto quello che si pu\u00f2<\/em><em> a Sua gloria.<br \/>\n<\/em><br \/>\nVERSO IL TRAMONTO<br \/>\nLa salute di Maddalena era sempre malferma. Ma negli ultimi anni tutti notavano quanto ella fosse affaticata e debole. Ciononostante continuava i suoi molteplici viaggi per assistere le case e sbrigare molteplici affari. Sosteneva anche la fatica degli Esercizi spirituali alle Dame.<br \/>\nQuando si ammal\u00f2 seriamente, scrisse alle sorelle dell&#8217;Istituto una lettera di sereno congedo con vive raccomandazioni di amore e di fedelt\u00e0 alla vocazione. Le esortava all&#8217;osservanza delle Regole, all&#8217;amore, all&#8217;obbedienza e all&#8217;umilt\u00e0 e concludeva l&#8217;anelito continuo e pi\u00f9 vivo del suo cuore di apostola: <em>Vi raccomando quanto mai posso i miei amati poveri; cercate, per carit\u00e0<\/em><em>, che tutti vadano un giorno a godere il Signore, e ci\u00f2<\/em><em> con le vostre istruzioni, orazioni, carit\u00e0<\/em><em> e fatiche<\/em>. L&#8217;espressione finale racchiude i due suoi grandi amori: <em>Vi lascio tutte nel Cuore Santissimo di Maria Addolorata, nostra amatissima Madre. Desidero che Dio vi brucci del suo santo e Divino amore?.<br \/>\n<\/em>Era il testamento definitivo. Per\u00f2 non si ferm\u00f2. Pot\u00e9 ritornare a Verona. Vi trov\u00f2 tanto da fare. Cominci\u00f2 subito dettando le lettere su lettere, per rispondere alle tante che si erano accumulate sul tavolo durante la sua assenza. <em>Non bisogna perdere tempo &#8211;<\/em> diceva <em>Bisogna sbrigasi. <\/em>Alla fine del mese accompagnava i corsi di Esercizi alle Dame. Ma la tosse e la febbre non la lasciavano pi\u00f9.<br \/>\n<em>Maddalena finisce la sua vita intensa e fruttuosa avendo appena 61 anni. Muore a Verona il 10 aprile 1835, il venerd\u00ec prima della Domenica delle Palme, circondata dalle sue figlie spirituali. <\/em><\/p>\n<p>SANTA<br \/>\nMaddalena di Canossa pratic\u00f2 fino all\u2019eroismo tutte le virt\u00f9 cristiane, ma rifulse soprattutto nell\u2019umilt\u00e0 e nella carit\u00e0. Con questo felice binomio: <em>L\u2019umilt\u00e0<\/em> <em>nella carit\u00e0<\/em>, papa Pio XI sintetizz\u00f2 <em>la caratteristica pi\u00f9 bella e pi\u00f9 squisita di questa gran donna, di questa purissima vergine<\/em> nel discorso del 6 gennaio 1927, in occasione della lettura del decreto sull\u2019eroicit\u00e0 delle virt\u00f9.<br \/>\nPapa Pio XII, il 7 dicembre 1941, nel fosco periodo della seconda guerra mondiale, la proclam\u00f2 beata.<br \/>\nPapa Giovanni Paolo II, il 2 ottobre 1988, la cinge dell&#8217;aureola dei santi dicendo:<em> la carit\u00e0 <\/em><em>la divor\u00f2<\/em><em> come la febbre.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-131 size-thumbnail alignleft\" src=\"http:\/\/kanosjanki.org.pl\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/magdalena_di_canossa3-230x230.jpg\" alt=\"\" width=\"230\" height=\"230\" \/><br \/>\nEPISTOLARIO<br \/>\nIl suo epistolario \u00e8 ricco di 3000 lettere e i suoi scritti autobiografici aiutano a comprendere di quale ardore fossero imbevute la sua fede e la sua carit\u00e0, di quale spessore fosse il suo amore per Cristo e la sua dedizione per il prossimo, per il quale spender\u00e0 la sua fortuna economica e tutte le sue energie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci spiace, ma questo articolo \u00e8 disponibile soltanto in Polski e English.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":62,"parent":34,"menu_order":1,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-46","page","type-page","status-publish","has-post-thumbnail","hentry"],"aioseo_notices":[],"aioseo_head":"\n\t\t<!-- All in One SEO 4.9.10 - aioseo.com -->\n\t<meta name=\"description\" content=\"Santa Maddalena di Canossa (1774-1835) Fondatrice delle Figlie della Carit\u00e0 Serve dei Poveri, Canossiane INFANZIA TRISTE Maddalena Gabriella di Canossa nacque, come terzogenita tra sei fratelli, il 1 marzo 1774 a Verona, nel palazzo Sanmicheli, nella famiglia del marchese Ottavio e la contessa Teresa Szluha. 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